Il Parco archeologico dei Tauriani "Antonio De Salvo" sorge nella zona in cui anticamente sorgeva l'antica città di Tauriana (o Taurianum), su una superifcie di circa tre ettari giacente su un pianoro costiero che domina sulla Costa Viola splendido tratto della costa meridionale tirrenica calabrese.
Il parco è intitolato al medico palmese Antonio De Salvo (Palmi, 25 giugno 1851 - 20 gennaio 1924). Fu lui che nel XIX secolo ebbe le prime intuizioni e fece le prime scoperte delle presenze  archeologiche dell’antica città brettia  e poi romana di Tauriana.

È stato realizzato con fondi APQ Beni culturali Calabria e con un finanziamento dell'Amministrazione provinciale di Reggio Calabria ed inaugurato il 17 settembre 2011 ed  affidato dalla Soprintendenza di Reggio Calabria, con apposita Convenzione triennale 2011 - 2014,   alla gestione di due associazioni: Movimento Culturale San Fantino Onlus,  e Italia Nostra - sez. Reggio Calabria.
Le indagini scientifiche sul pianoro iniziarono verso la fine del XIX secolo proprio in seguito alle mappature del De Salvo risalenti al 1886.
Nel XX secolo, a partire dal 1995 iniziarono importanti campagne di scavo nell’area a cura della Soprintendenza per i beni archeologici della Calabria, in collaborazione con università italiane e straniere.
Le strutture rinvenute, ed evidenziate all'interno del parco, sono le seguenti:
- capanne di 4.000 anni fa, scoperte a qualche metro di profondità;
- impianti urbani della città (prima brettia poi romana);
- la "casa del Mosaico" ;
- il "santuario urbano", meglio conosciuto come la "casa di Donna Canfora";
- una strada romana;
- un edificio per spettacoli di forma circolare: già a fine Ottocento lo storico  De Salvo, nell'opera Metauria e Tauriana, aveva immaginato si trattasse di un anfiteatro.
- la Torre Spagnola del 1500, già da tempo conosciuta e apprezzata.

Strada romana
La prima struttura che si incontra nel Parco è il basolato che rappresentava la principale strada  urbana dell'antica Tauriana.  Accanto ad essa si notano le gradinate  dell'edificio per spettacoli. La strada  conduceva alla via Popilia, l'antica "autostrada"  di collegamento  tra Reggio Calabria e Capua-Roma

L'edificio per spettacoli
Accanto al basolato, verso ovest, si apre il maestoso edificio per spettacoli, un unicum non solo in Calabria per la sua architettura ed il suo probabile utilizzo. Qui avvenivano combattimenti ma anche giochi e rappresentazioni teatrali. Si presume potesse avere una capienza  di circa 3.000 spettatori.

Quartiere abitativo
Proseguendo nella visita al parco, oltrepassato l'edificio per spettacoli, sulla destra troviamo il Santuario romano e la casa del mosaico.

La «casa del mosaico».
Fa parte del quartiere abitativo brettio-romano (I secolo a.C.)nel quale si leggono sovrapposizioni di strutture romane su quelle brettie.
E' così chiamata per il rinvenimento di un mosaico figurato con minute tessere policrome che, insieme a un letto di bronzo decorato in argento e pietre preziose, abbelliva un ambiente identificato come sala da banchetto. Il letto è attualmente esposto nel Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria]
Vi è rappresentata una scena di caccia con due cavalieri ed un portatore di lance che si dispongono ai lati di un orso, ferito. Completano la scena, dominata da un grande albero, un cane, un felino e un cinghiale.

Santuario romano
Nella tradizione locale l'edificio templare di tipo italico è stato da sempre chiamato come il "palazzo di Donna Canfora".
Donna Canfora era una donna particolarmente bella, rapita dai corsari attratti dalla fama della sua bellezza mentre acquistava alla marina raffinate mercanzie e che si gettò nel mare dalla barca, preferendo la morte al distacco dalla sua terra.

Dell'area sacra, dedicata a una divinità ancora sconosciuta, sono oggi visibili i resti di un alto podio (m. 10x20 ca) e di un triportico.

La costruzione di questo edificio sacro rese necessario una riorganizzazione  dell'abitato brettio precedente.
Esso è orientato verso nordest ; vi si accedeva attraverso una scalinata, oggi non più conservata; ed era circondato da un triportico ( di cui restano le fondazioni) che lo circondava su tre lati secondo un impianto edilizio consueto per l'architettura religiosa del tempo.
Poco è rimasto della parte superiore.
La sua erezione sul ciglio del pianoro a strapiombo sulla costa  lo rendeva ben visibile a coloro che navigavano da nord : scelta evidentemente strategica.
Villaggio protostorico

Al di sotto della fase brettia e romana, non ancora visibili, vi sono i resti di capanne di un villaggio dell'età del bronzo, attivo per circa mille anni, a partire da 4.000 anni fa. Le capanne sono realizzate con alti muri in pietra e tetto in materiale deperibile.