Figlio di Domenico Manfroce, maestro di cappella proveniente da
Cinquefrondi e di Carmela Rapillo. Sono piuttosto scarse le
prime notizie biografiche; fu mandato molto presto dal padre a
Napoli per essere avviato agli studi classici in collegio, e si
distinse in quelli musicali che proseguì approfonditamente
presso il Conservatorio della Pietà dei Turchini di Napoli.

Debuttò con una cantata (La nascita di Alcide) in onore di
Napoleone per celebrarne il compleanno presso la corte di
Napoli, nell’agosto del 1809. Estimatore dello stile francese,
massimo esponente musicale della Napoli murattiana, il giovane
talento seppe rivelare un vena tragica e un controllo formale che
aveva il suo modello più prestigioso nella Vestale di Spontini. In
questa direzione si muove il suo capolavoro, Ecuba. Le
primissime opere, riscossero un tale successo che indussero il
giovanissimo compositore a recarsi a Roma alla scuola dello
Zingarelli, esprimendo presto una sicura maestria nell'arte del
contrappunto.

Il principe degli impresari dell'epoca, il Barbaja, gli commissionò
una tragedia in tre atti, l'Ecuba. Il compositore, già minato nella
salute, si mise al lavoro con grandissima lena ed accanimento,
tali che ne provarono fortemente il fisico; l'Ecuba venne
rappresentata il 13 dicembre 1812 al teatro San Carlo di Napoli
riscuotendo un successo strepitoso. L'opera, piena di novità,
colpì infatti il pubblico partenopeo e Manfroce venne salutato
come uno dei maggiori talenti della propria epoca.

Certa scuola musicologica che fa capo a Francesco Florimo
(1800-1888), anche lui reggino, storico e critico musicale di S.
Giorgio Morgeto, tende ad attribuire a Manfroce l’origine del
crescendo rossiniano. La sua prima opera, Alzira, era stata
rappresentata a Roma nel 1810, l’altra, Manfredi, fu
rappresentata postuma a Milano nel 1816. Celebre è il ricordo
affettuoso e commosso che Florimo stesso lasciò del giovane
conterraneo Manfroce, scomparso appena ventiduenne: “tra i
primi a studiare e a meditare accuratamente le opere dello
Haydn e del Mozart che in quel tempo comparivano in Napoli
sicché sarebbe stato più fortunato nel congiungere le soavi
melodie della Scuola Italiana a quelle della Scuola Alemanna di
quello che non furono il Mayr, il Paër, il Generali”. Dunque, un
anello di congiunzione tra i modelli stilistici partenopei e quelli di
tradizione europea riprodotti in una sintesi di originalità melodica
ed estro innovativo che guarda alla Francia dell’Opéra e della
tragédie lyrique. Proprio in tal senso Florimo individuò nella
ricerca strumentale di Manfroce il cammino che porta
direttamente a Rossini: “un anello di congiunzione fra Paisiello e
Cimarosa per giungere a Rossini di cui deve essere ritenuto
precursore”. Nonostante venisse curato da illustri medici per
ordine della regina, il giovane musicista cessò di vivere il 9 luglio
1813 a soli ventidue anni.