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Fine anni '80: un giovane di Palmi (RC) una notte sogna un uomo a cavallo, giovane, di bell’aspetto, che nella sua manifestazione dichiara di essere un santo del luogo che nessuno più invoca da molto tempo.
Questo giovane, qualche tempo dopo, in un libro di Storia locale, legge la vita di un santo a cavallo di Taureana, frazione della sua città , ormai dimenticato.
Il nome di questo santo era Fantino; e cominciò a ricordare il sogno.
La convegnistica di allora sui temi della storia locale e sul recupero dei siti archeologici menzionava San Fantino e la sua antica chiesetta, ma evidentemente senza sortire effetti pratici per la sua valorizzazione.
Tra l’altro questo Santo era considerato dagli studiosi tra i più antichi di Calabria.

L’incontro e la consapevolezza
La curiosità spinse il giovane di Palmi a recarsi con alcuni amici a Taureana per vedere la chiesetta a San Fantino dedicata.  Quale stupore , meraviglia , perplessità  invase l’animo dei giovani volontari di fronte ad uno spettacolo indecoroso e sconsolante!  La chiesetta di San Fantino giaceva lì, in completo stato di abbandono!
Ma  perché se ne parlava tanto nei convegni  e intanto era in quello stato?  Stridente contraddizione che meritava di trovare soluzioni.

Cosa fare?
Bisognava far qualcosa e subito.  Bonificare tutta l’area, eliminando erbe , spazzatura e quant’altro. Per potere accedere e capire cosa fosse in realtà e cosa rappresentasse.
L’organizzazione delle giornate di volontariato sortì l’effetto di  eliminare una grossa quantità di erbe, terra , detriti del tetto, poter entrare nella chiesetta, eliminare cumuli di macerie su cui era cresciuto un albero di fico rigoglioso; il successivo sopralluogo permise di raggiungere  un locale esterno alla chiesa, e attraverso un arco a tutto sesto, accedere a locale che rivelava  la presenza di una struttura sotterranea, con imboccatura ad arco semichiusa da terrapieno costituito da spazzatura e da detriti.  Anche qui l’azione coordinata dei volontari permise di eliminare una quantità considerevole di  rifiuti che lentamente mise alla luce quel che nel lontano 1952 altri uomini del luogo avevano scoperto ma senza che ci fosse un  seguito:  un locale ipogeo con la volta a botte a mattoni ben conservata e diverse arcate cieche con tracce di affreschi: il tutto avvolto nella umidità arrecata dall’acqua sgorgante dal pavimento in terra, su cui galleggiavano pneumatici e quant’altro potesse farlo! Cos’era? A che serviva? A che età risaliva? Sicuramente era qualcosa di molto importante storicamente e solo gli esperti, interpellati , avrebbero potuto rispondere efficacemente. 
Ma… perché lo stavano facendo?  Erano spinti dal desiderio di conoscere il loro territorio che intuivano potesse nascondere millenni di storia. L'obiettivo, era renderlo più decoroso e mantenerlo tale per strapparlo agli insulti del tempo e dell’uomo.
Furono poi interpellati gli esperti  che ne confermarono l'importanza:  epoca romana.  Si presumeva potesse essere il luogo di sepoltura di San Fantino, che, secondo le fonti storiche più antiche, è il primo Santo calabrese.
Iniziò così un importante e definitivo processo di recupero, valorizzazione, restauro del Tempio.
Dal 1998, anno della Adozione ufficiale,  il complesso è fruibile  ed aperto al pubblico con misure miranti alla salvaguardia dei tesori che custodisce da secoli.

Altre campagne di recupero
Ma l'opera di recupero non si è fermata alla struttura, ma anche a ciò che conteneva. I volontari hanno avviato nel tempo una campagna di sensibilizzazione affinchè tornassero nella chiesa quegli oggetti e componenti appartenenti ad essa in passato e che si ritenevano perduti.
La campagna sta dando i suoi preziosi risultati grazie alla buona volontà di tanti cittadini.

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